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La televisione (dal greco τῆλε, a distanza, e dal latino video, vedere), abbreviata spesso in TV, è la diffusione istantanea (in realtà con un breve ritardo) e contemporanea di medesimi contenuti visivi e sonori in aree geografiche predisposte da apposite reti per telecomunicazioni ad utenti dotati di specifiche apparecchiature elettroniche ed eventualmente impianti di telecomunicazione.
I contenuti visivi sono in forma bidimensionale con rapporto d'aspetto 4:3 o 16:9 e possono essere una ripresa della realtà oppure una creazione artificiale (ad esempio i cartoni animati) o anche una combinazione delle due. I contenuti sonori possono essere mono, stereo o multicanale, e, alla pari dei contenuti visivi, possono essere una ripresa della realtà oppure una creazione artificiale o una combinazione delle due. Sia i contenuti visivi che sonori possono essere preprodotti oppure ripresi e trasmessi istantaneamente agli utenti.
Oltre ai contenuti visivi e sonori possono essere forniti quelli che sono chiamati servizi interattivi, il più diffuso dei quali è il teletext mentre i più pregiati la pay per view e il video on demand oltre a molti altri come ad esempio i videogiochi.
Da un punto di vista sociologico la televisione è uno dei mezzi di comunicazione di massa tra i più diffusi e apprezzati. Da un punto di vista tecnologico è un'applicazione delle telecomunicazioni.
Esistono molte diffusioni contemporanee che sono chiamate emittenti televisive, reti televisive, stazioni televisive, canali televisivi, o anche emittenti TV, reti TV, stazioni TV, canali TV, oppure semplicemente televisioni o TV, o, se è chiaro il contesto televisivo, anche emittenti, reti, stazioni, canali.
Ogni emittente televisiva ha un proprio editore che ne cura i contenuti, una propria rete di telecomunicazoni con cui giunge agli utenti e un proprio nome che la contraddistingue.
La rete di telecomunicazioni con cui l'emittente televisiva viene diffusa agli utenti può essere di proprietà dell'editore dell'emittente ma anche di proprietà altrui. Se la rete di telecomunicazioni è di proprietà altrui l'editore paga per l'affitto della rete (fa eccezione il caso in cui l'emittente viene offerta all'interno di una piattaforma televisiva a pagamento, in questo caso è il provider della piattaforma televisiva che paga l'editore dell'emittente telvisiva per poter offrire l'emittente all'interno della propria piattaforma).
I contenuti diffusi agli utenti sono i più vari ma essenzialmente finalizzati ad informare o intrattenere: notizie, musica, sport, spettacoli, film, telefilm, ecc. Possono essere preprodotti oppure ripresi e trasmessi istantaneamente agli utenti. In questo ultimo caso si parla di "diretta" o, usando un termine inglese, di "live".
La singola produzione diffusa è chiamata programma televisivo. L'insieme dei programmi televisivi di una emittente televisiva forma quello che è chiamato palinsesto.
I programmi televisivi possono essere prodotti dall'editore dell'emittente televisiva oppure da altre aziende. Se sono prodotti da altre aziende l'editore può comprarne la proprietà oppure limitarsi all'acquisto dei diritti di diffusione.
La semplicità d'uso e l'attuale basso costo della televisione l'hanno portata ad affiancare sempre più efficacemente i giornali e la radio come fonte di informazione e soprattutto di svago grazie agli innumerevoli film, telefilm e programmi di varietà trasmessi.
I servizi interattivi della televisione sono:
La televisione viene diffusa agli utenti attraverso reti per telecomunicazioni che possono utilizzare metodi di trasmissione diversi in diversi tratti della rete. In base al metodo di trasmissione utilizzato nel tratto di rete che raggiunge l'utente, la televisione si distingue in televisione terrestre se il metodo trasmissione è un insieme di onde radio emesse da trasmettitori posti sulla superficie terrestre, in televisione satellitare se il metodo di trasmissione è un insieme di onde radio emesse da trasmettitori posti su satelliti artificiali geostazionari, in televisione via cavo se il metodo di trasmissione utilizza un cavo per telecomunicazioni.
In base al tipo di rappresentazione, analogica o digitale, utilizzata per l'informazione elettronica rappresentante l'informazione televisiva, la televisione si distingue invece in televisione analogica se la rappresentazione è analogica, in televisione digitale se la rappresentazione è digitale. In particolare nella televisione digitale ogni componente informativa (immagini, suono, servizi interattivi) è rappresentata in forma digitale. Nella televisione analogica solo la componente visiva, le immagini, è sempre rappresentata in forma analogica, le altre componenti, come ad esempio il suono, possono essere anche in forma digitale. In Italia l'unica componente informativa della televisione analogica attualmente rappresentata in forma digitale è il teletext.
Dalla combinazione di tali distinzioni si ha la televisione analogica terrestre, la televisione digitale terrestre, la televisione analogica satellitare, la televisione digitale satellitare, la televisione analogica via cavo e televisione digitale via cavo.
La televisione è nata come analogica ma il futuro è certamente nella tecnologia digitale. Per questo è in atto un progressivo passaggio dalla televisione analogica alla televisione digitale. Quando il passaggio sarà completato non si parlerà più di televisione analogica terrestre e televisione digitale terrestre, o di televisione analogica satellitare e televisione digitale satellitare, ma di nuovo semplicemente di televisione terrestre, televisione satellitare e televisione via cavo, come quando la tecnologia digitale non aveva fatto ancora il suo ingresso in campo televisivo e la televisione digitale non esisteva ancora.
La televisione inizia timidamente a diffondersi a partire dal 1928 negli Stati Uniti e a partire dal 1929 nel Regno Unito e in Germania. E' una televisione elettromeccanica ancora ad un stadio embrionale con solo qualche decina di linee di risoluzione delle immagini e diffusa solo in alcune aree geografiche molto limitate. Una televisione totalmente elettronica inizia a diffondersi a partire dal 1936 sempre negli Stati uniti, nel Regno Unito e in Germania ed ha centinaia di linee di risoluzione delle immagini. Sono due però le nazioni che fanno da modello per il resto del mondo, gli Stati Uniti, in particolare inizialmente per l'America settentrionale, e il Regno Unito, in particolare inizialmente per l'Europa.
Negli Stati Uniti si afferma un modello completamente libero affidato all'iniziativa privata e finanziato dalla pubblicità. Nel Regno Unito un modello monopolistico affidato allo Stato e gestito come servizio pubblico.
Nel caso di televisione affidata allo Stato si parla di televisione pubblica, mentre nel caso di televisione affidata all'iniziativa privata si parla di televisione privata o televisione commerciale.
Quando parte ufficialmente la televisione in Italia, nel 1954, è, come nel resto d'Europa, una televisione pubblica gestita dallo Stato in regime di monopolio. Nonostante le numerose richieste eseguite nel corso degli anni da liberi cittadini intenzionati a gestire una propria emittente televisiva, il Parlamento si dimostra non faverevole e anche la Corte Costituzionale, interpellata a proposito, si pronuncia a sfavore. Solo dopo accese battaglie giudiziarie, nel 1974 viene permessa la televisione privata. Prima relativamente alla televisione via cavo (in ambito locale) a seguito della Sentenza n.225 del 1974 della Corte Costituzionale, e poi anche relativamente alla televisione terrestre (sempre in ambito locale) a seguito della Sentenza n.202 del 1976 della Corte Costituzionale.
La televisione generalista è la televisione che offre i contenuti più vari, dal film al documentari, dall'evento sportivo al talk show, dal telegiornale alla rubrica culturale. La televisione tematica invece è la televisione che offre contenuti ristretti ad un particolare ambito di interesse, ad esempio l'informazione, lo sport, i documentari, la musica, il cinema.
La televisione è nata come televisione generalista. Con il proliferare di emittenti televisive in concorrenza tra loro nasce l'idea di restringere l'offerta di contenuti di un'emittente televisiva ad un particolare ambito come modo da assicurarsi un proprio spazio nel panorama televisivo.
La televisione tematica diventa anche una peculiarità della pay TV in quanto le piattaforme televisive a pagamento cercano di rendere il più ricca possibile la propria offerta offrendo ogni genere di televisioni tematiche in modo che il telespettatore possa avere a disposizione i contenuti da lui preferiti ad ogni ora del giorno.
La pay TV è la televisione a pagamento.
Normalmente l'editore dell'emittente televisiva si finanzia attraverso la pubblicità e l'utente televisivo fruisce dei vari programmi televisivi gratuitamente. La pay TV nasce per fornire programmi televisivi di pregio e possibilmente non interrotti dalla pubblicità, programmi per cui l'utente è disposto a pagare, come film e telefilm in prima visione televisiva o eventi sportivi di particolare importanza.
Pay TV è anche chiamata l'emittente televisiva a pagamento o la piattaforma televisiva a pagamento. Raramente oggi però sono offerte singole emittenti televisive a pagamento, la tendenza è quella di offrire una piattaforma televisiva, cioè un'offerta il più possibile ricca e variegata in modo da attrarre il più possibile l'acquirente.
La TV on demand è la televisione in cui è disponibile il servizio interattivo video on demand.
La TV on demand supera due dei principali limiti presenti nella definizione di televisione: la contemporaneità della diffusione dei medesimi contenuti televisivi a tutti gli utenti, e l'impossibilità da parte dell'utente di scegliere il programma televisivo da visionare (eccezione fatta per la possibilità di scegliere una emittente televisiva diversa).
Nella televisione tradizionale è l'editore dell'emittente televisiva che sceglie quali programmi fornire agli utenti e a quale ora. Una volta effettuata tale scelta, stabilito cioè il palinsesto, tutti gli utenti fruiscono dei medesimi programmi al medesimo orario. Nella TV on demand è invece l'utente che sceglie il programma televisivo da visionare (da un archivio più o meno capiente messo a disposizione dell'editore) e l'orario di visione.
La TV on demand è una novità degli ultimi anni, resa possibile dagli ingenti sviluppi avvenuti in campo tecnologico nei settori dell'elettronica e dell'informatica. In pratica rivoluziona il modo di fruire i programmi televisivi.
Per le possibilità offerte molti ritengono che in un non lontano futuro la TV on demand sostituirà completamente la televisione tradizionale.
Per ora in Italia ad offrire la TV on demand sono TV di Fastweb e Alice Home TV.
Considerata concettualmente un'evoluzione della radio, la quale è limitata alla sola diffusione di contenuti sonori, la televisione fu parallelamente sviluppata da diversi gruppi di lavoro in diversi paesi (è quindi arduo individuare una reale primogenitura), anche per finalità militari (come spesso accade per molte invenzioni) e fu resa disponibile al pubblico subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Mentre per l'audio poteva agevolmente utilizzarsi la tecnologia della radio, per la ripresa, la trasmissione e la ricezione delle immagini dovevano studiarsi nuove forme tecniche da affiancare.
Partendo dal concetto della persistenza delle immagini sulla retina umana, il cui principale utilizzo comunicativo era il cinema, allora in marcato consolidamento, e calcolando delle proporzioni di definizione per le quali l'occhio umano non avrebbe potuto distinguere le differenze di dimensione infinitesima, si pensò di rendere su uno schermo idoneo (televisore) un'immagine elettronica scandita altrove da una telecamera e trasmessa via radio.
La telecamera, ricalcata per le ottiche sulla cinepresa, analizzava elettronicamente brandelli infinitesimali dell'immagine inquadrata, usando un pennello elettronico di lettura che scandiva l'immagine per righe, da sinistra a destra, componeva un pacchetto di dati del tipo "luce/buio" (analogo all'acceso/spento e poi allo 0/1 del sistema binario) e lo trasmetteva ordinatamente via radio.
Dall'altro lato, il ricevitore decodificava questi dati attraverso un altro pennello elettronico (di scrittura) che percorreva da dietro, sempre per righe alterne, lo schermo: questo fascio di elettroni accendeva dei fosfori che una volta "eccitati" emettevano luce, lasciando inerti quelli dove occorreva buio.
Il fascio di elettroni veniva "guidato" da un campo elettromagnetico creato da delle bobine che si trovano sul collo del tubo catodico
I tempi ridottissimi di scansione (25 fotogrammi al secondo) consentivano poi di rendere le immagini in sequenza a ritmi superiori a quelli del cinema, consentendo un'ottimale resa del movimento.
Per la trasmissione furono scelte gamme di frequenza che consentissero un'ampia portata di dati: le migliori risultarono infine quelle delle VHF (Very High Frequencies, frequenze da 30 a 300 MHz) e UHF (Ultra High Frequencies, frequenze da 300 MHz a 3.0 GHz). Per la ricezione si rese necessario dotare gli apparati riceventi di antenne complesse, capaci di raccogliere con sufficiente amplificazione le vari componenti del segnale.
La banda che ogni canale occupa è di 7 MHz per trasmissioni in VHF, 8 MHz per trasmissioni in UHF.
Col tempo, e col progresso delle tecnologie elettroniche (ma anche con la progressiva riduzione delle dimensioni dei componenti, grazie ai transistor), fu possibile ipotizzare e realizzare una trasmissione di immagini a colori, effettuando analisi e suddivisioni dell'immagine scandita secondo le componenti dei colori fondamentali (rosso, blu e verde), da riprodurre in tutta analogia su schermi i cui fosfori erano divisi ciascuno in tre fosfori più piccoli, uno rosso, uno blu ed uno verde.
In Italia le prime prove di diffusione della televisione furono effettuate a partire dal 1934, e, nel 1949, ci fu già una trasmissione sperimentale dalla Triennale di Milano presentata da Corrado, ma il servizio regolare cominciò soltanto dal 3 gennaio 1954, a cura della RAI, in bianco e nero.
Il segnale arrivò su tutto il territorio nazionale due anni dopo, e a quel momento gli abbonati erano ancora relativamente pochi - 360.000 - a causa del costo elevato degli apparecchi.
Dagli anni Cinquanta la diffusione della TV crebbe a ritmi stupefacenti, come precedentemente accaduto sul mercato americano.
In quegli anni la televisione era un bene di lusso che pochi italiani potevano permettersi, tanto che i bar o le case dei propri vicini diventarono luoghi prediletti per visioni di gruppo, soprattutto in occasione delle trasmissioni del primo e subito popolarissimo telequiz italiano, i primi pionieri furono Mario Riva con Il Musichiere, e Mike Bongiorno con Lascia o raddoppia?.
Verso la fine degli anni '50 anche la carta stampata si accorge del nuovo mezzo. Nasce la prima rubrica di critica televisiva: la tiene Ugo Buzzolan - già autore del primo originale tv ("La domenica di un fidanzato") - su "La Stampa" di Torino.
Negli anni '60, con il progresso dell'economia, il televisore divenne accessorio di sempre maggior diffusione, sino a raggiungere anche classi sociali meno agiate; l'elevato tasso di analfabetismo riscontrato fra queste suggerì la messa in onda di Non è mai troppo tardi (1959-1968); un programma di insegnamento elementare condotto dal maestro Alberto Manzi e che, è stato stimato, avrebbe aiutato quasi un milione e mezzo di adulti a conseguire la licenza elementare.
Almeno nella fase iniziale la televisione italiana era una delle più pedagogiche al mondo. Le sue finalità erano certamente educative e se da un lato, non cercando il consenso dei telespettatori, era considerata soporifera, ha indubbi meriti nei confronti di una situazione di partenza di una nazione arretrata e culturalmente divisa. Non è solo una battuta umoristica dire quindi che, almeno a livello linguistico, "L'unità d'Italia non l'ha fatta Garibaldi, ma l'ha fatta Mike Bongiorno."
Anche le tappe successive dello sviluppo televisivo italiano indicano un ritardo rispetto agli altri paesi europei: solo nel 1961 iniziarono le trasmissioni del secondo canale RAI e la terza rete tv arrivò tra la fine del 1979 e l'inizio del 1980 (come da riforma del 1975), sempre nello stesso anno nasce Telemilano 58, che successivamente diventa Canale 5. Anche l'introduzione del colore (1977) avviene circa 10 anni dopo rispetto ai paesi europei più sviluppati e soprattutto agli USA.
Il decennio successivo vide l'affermazione delle emittenti private di Silvio Berlusconi e il loro immediato successo (grazie a Bettino Craxi, che con un decreto legalizzò la tv privata a carattere nazionale, che prima era illegale per il monopolio di stato RAI).
La proliferazione di emittenti televisive ha richiesto a più riprese interventi legislativi di regolamentazione, nessuno dei quali è ovviamente uscito indenne da polemiche. L'articolazione delle problematiche innestate è tale da coinvolgere negli argomenti di discussione diritti costituzionali e questioni di opportunità politiche, essendosi addirittura sviluppata una giurisprudenza specialistica (ad esempio le mai rispettate e pluriviolate sentenze della Corte Costituzionale). In particolare si ritiene che la situazione italiana, bocciata da diverse associazioni sovranazionali a causa della presunta concentrazione di mass-media nelle mani di Silvio Berlusconi, sia in contrasto con il fondamentale articolo 21 della Costituzione (libertà d'espressione), almeno nel delicatissimo campo tv: Rai e soprattutto Mediaset si spartiscono il 90% di risorse pubblicitarie e ascolti, un duopolio che non ha eguali in Europa dove si arriva al massimo al 75%.
L'evoluzione della materia, con il delicatissimo passaggio dalla televisione analogica alla televisione digitale è ora oggetto di un disegno di legge presentato dal ministro Paolo Gentiloni che sposta in avanti il tempo di spegnimento della vecchia tecnologia, ma nello stesso tempo cerca di rispettare sia la direttiva europea Televisione senza frontiere, sia i "tetti" antitrust indicati dalle pluri violate sentenze della Corte Costituzionale, che impongono la messa di 1 rete Mediaset sul satellite e la creazione di un canale RAI senza pubblicità (come avvenuto in Gran Bretagna e Portogallo).
In Italia, così come anche in moltissimi altri paesi vi sono 2 tipi di televisioni: La televisione pubblica che ha i suoi proventi da trasferimenti dello stato e le televisoni commerciali (in Italia emblematico il gruppo Canale 5) che traggono i loro proventi principalmente dalla pubblicità che collettano.
Nel contempo nascono le prime televisioni libere italiane via etere (verranno legittimate 2 anni dopo): Canale 21 (Napoli), Telealtomilanese (Busto Arsizio), GBR (Roma).
(T)elevis'uun
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